L’art. 10 della Legge sul divorzio n. 74/1987 stabilisce che “Con la sentenza che pronuncia lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio, il tribunale, tenuto conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione, del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare ed alla formazione del patrimonio di ciascuno o di quello comune, del reddito di entrambi, e valutati tutti i suddetti elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio, dispone l’obbligo per un coniuge di somministrare periodicamente a favore dell’altro un assegno, quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”.

Fino ad oggi il presupposto per concedere l’assegno divorzile era costituito dall’inadeguatezza del coniuge richiedente l’assegno, mediante i propri mezzi, a conservare un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio. Non risultava necessaria, quindi, la presenza uno stato di bisogno dell’avente diritto, il quale avrebbe ben potuto essere anche economicamente autosufficiente.

La Cassazione, con la recentissima sentenza dello scorso 10 maggio, ha ritenuto che il parametro finora utilizzato non fosse più attuale: “Il matrimonio è un atto di libertà e di autoresponsabilità, il luogo degli affetti e di effettiva comunione di vita e, in quanto tale, è dissolubile. Pertanto, non è configurabile un interesse giuridicamente rilevante o protetto dell’ex coniuge a conservare il tenore di vita matrimoniale goduto in costanza di matrimonio. L’interesse tutelato con l’attribuzione dell’assegno divorzile è il raggiungimento dell’indipendenza economica e non, invece, il riequilibrio delle condizioni economiche degli ex coniugi”.

Di conseguenza, se l’ex coniuge dispone di mezzi adeguati o ha effettive possibilità di procurarseli in modo autonomo ed è dunque indipendente economicamente, l’assegno divorzile deve essere negato.

Si considera autosufficiente economicamente il coniuge che possieda redditi di qualsiasi specie, cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, capacità effettive di lavoro personale ed una stabile disponibilità di un’abitazione.

Tale rivoluzionaria sentenza porrà fine alle rendite parassitarie ed alle ingiustificate proiezioni patrimoniali di un rapporto personale che si considera definitivamente sciolto con il divorzio.

Fonte: Cass.civ., n. 11504/2017

 

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