La Corte di Cassazione, sezione lavoro, con sentenza 5809/2013 ha stabilito che non sempre lo svolgimento di un’altra attività lavorativa da parte del dipendente durante il periodo di assenza per malattia ne legittima il licenziamento.
Ed infatti, è noto che predetta condotta posta in essere dal dipendente assente per malattia, parrebbe idonea a legittimarne il licenziamento, tuttavia, sottolinea la Corte come sia necessario valutare caso per caso se il dipendente abbia posto in essere una simulazione fraudolenta della malattia (circostanza questa che è stata esclusa nel caso di specie), e se l’aver prestato, nelle more dell’infortunio, un’altra attività lavorativa, abbia pregiudicato e/o ritardato la guarigione e quindi il rientro al lavoro.
Nel caso di specie, la Corte ha ritenuto che nessuna delle due ipotesi sopra descritte si fosse verificata: ed infatti, rigettando il ricorso proposto da una società avverso una decisione della Corte d’Appello che aveva ritenuto illegittimo il licenziamento di un dipendente sorpreso a lavorare in un locale pochi giorni prima del rientro in servizio, aveva ritenuto che l’attività prestata dal dipendente al bar non avesse in modo alcuno influito e/o ritardato la guarigione, in considerazione soprattutto del dato temporale, ovvero che il lavoratore avrebbe prestato servizio nel locale soli tre giorni prima della prevista ripresa al lavoro, non pregiudicando quindi in modo alcuno il decorso post traumatico.
Tale accertamento di fatto, affermano gli Ermellini, oltre che essere conforme al principio di diritto di cui sopra, risulta congruamente motivato.

(cass. civ. sez. lav. 5809/2013)

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