In materia di attività pubblicitaria l’art. 23 del Codice della Strada prevede che la collocazione di cartelli ed altri mezzi pubblicitari lungo le strade o in vista di esse, sia soggetta sempre ad autorizzazione da parte dell’ente proprietario della strada.

All’interno dei centri abitati la competenza è dei Comuni, salvo il preventivo nulla osta tecnico dell’ente proprietario se la strada è statale, regionale o provinciale.

Tale autorizzazione, rilasciata dal Comune competente, nel rispetto dei criteri e vincoli stabiliti con regolamento comunale e piano generale degli impianti pubblicitari, ha anche una valenza edilizio- urbanistica ed assolve, pertanto, alle esigenze di tutela sottese al rilascio di un titolo abilitativo edilizio.

Per il principio di semplificazione ed unicità dei procedimenti amministrativi, quindi, per procedere ad un’installazione pubblicitaria basterà l’autorizzazione comunale, la quale verrà negata nel caso in cui risulti incompatibile con le esigenze urbanistico – edilizie.

In tal senso si è pronunciato il Consiglio di Stato in seguito al ricorso proposto da una società, alla quale il Comune aveva ordinato di demolire un impianto pubblicitario realizzato in assenza di permesso di costruire.

La società affermava che i titoli abilitativi previsti dalla disciplina speciale del Codice della Strada, dalla stessa presentati, assolvessero integralmente le esigenze proprie del settore e quelle territoriali affidate alla cura degli enti locali, con la conseguenza che non vi sarebbe spazio per l’applicazione della normativa edilizia dettata dal D.lgs 380/2001.

Sebbene parte della giurisprudenza amministrativa abbia, in passato, ritenuto necessario un titolo edilizio ulteriore, quale il permesso di costruire, per l’installazione degli impianti pubblicitari, il Consiglio ha ritenuto non condivisibile tale tesi, in quanto l’esigenza principale odierna è quella di semplificazione dei procedimenti amministrativi.

Fonte: Consiglio di Stato, 19.01.2017, n. 244

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