Secondo quanto stabilito dall’art. 1578 c.c., se la cosa locata presenta vizi, tali da diminuirne in modo apprezzabile l’idoneità all’uso pattuito, il conduttore ha diritto a chiedere la risoluzione del contratto o una riduzione del corrispettivo, salvo che si tratti di vizi da lui conosciuti o facilmente riconoscibili. Tale disposizione, però, non dà diritto al conduttore dell’immobile di esercitare la cosiddetta autoriduzione del canone, ovvero il pagamento di questo in misura inferiore a quella stabilita convenzionalmente, in quanto ciò costituirebbe un fatto arbitrario ed illegittimo che farebbe venir meno l’equilibrio sinallagmatico del negozio.

In tal senso si è pronunciata la Cassazione, in seguito al ricorso proposto da un Ente territoriale, in qualità di affittuario di un palazzetto dello sport, nei confronti della società conduttrice dello stesso, la quale non aveva provveduto all’integrale pagamento di alcuni canoni di locazione, adducendo come motivazione la presenza di vizi dell’immobile. La stessa, però, aveva accettato l’impianto nelle condizioni in cui si trovava al momento della stipula del contratto di locazione, dichiarando che non si riscontravano vizi di alcun tipo ed i vizi sopravvenuti, secondo il Giudice, non erano comunque tali da rendere l’immobile totalmente inidoneo all’uso pattuito. La Società conduttrice, quindi, avrebbe potuto chiedere solamente l’esecuzione delle opere di manutenzione necessarie o la riduzione del canone, ma ciò non è stato fatto, con la conseguenza che l’autoriduzione del canone dalla stessa effettuata era a tutti gli effetti illegittima.

Autorità: Cassazione civile, sez. III

Data: 18.04.2016

Numero: 7636

 

 

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