Il Tribunale di Ivrea con sentenza n. 96/2017 ha riconosciuto il nesso causalità tra cancro al cervello ed uso prolungato del telefono cellulare, nell’ambito delle malattie professionali.

Si tratta del caso di un dipendente Telecom, che per 15 anni ha lavorato utilizzando il telefono cellulare in modo molto intenso, arrivando anche a tre ore giornaliere di utilizzo.

La Cassazione in precedenza si era espressa ritenendo che il legame tra tumore e radiazioni elettromagnetiche emesse dal cellulare fosse certo, si parlava infatti di “ragionevole certezza”, e non di una semplice probabilità.

Sulla base di ciò il Tribunale di Ivrea ha condannato l’I.N.A.I.L. a risarcire gli eredi della vittima, deceduta per cancro al cervello.

Si tratta di un risarcimento per malattia professionale.

La Malattia Professionale o causa di servizio è infatti quella malattia contratta dal lavoratore nell’esercizio e a causa della mansione svolta durante l’attività lavorativa.

La legge italiana, considera malattia professionale quello stato di aggressione dell’organismo del lavoratore direttamente connessa all’attività lavorativa svolta, che causa una definitiva alterazione dell’organismo stesso.

Requisiti:

  • la malattia si contrae per esposizione a determinati rischi correlati al tipo di lavoro svolto, come il contatto a polveri e sostanze chimiche nocive, rumore, vibrazioni, radiazioni, misure organizzative che agiscono negativamente sulla salute;
  • il rischio agisce in modo prolungato nel tempo: causa lenta.

I lavoratori tutelati dall’I.N.A.I.L. sono tutti i lavoratori dipendenti pubblici e privati, parasubordinati, ed alcune tipologie di lavoratori autonomi, come ad esempio gli artigiani e coltivatori diretti.

Pertanto, la malattia professionale INAIL, per essere riconosciuta, può o meno rientrare in uno specifico elenco di malattie tabellate.

FONTE: Tribunale di Ivrea sentenza n. 96/2017

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