Il principio del consenso informato costituisce il presupposto per un esercizio legittimo dell’attività medica. Esso trova fondamento nella Costituzione all’art. 32, il quale recita che “nessuno può essere sottoposto a trattamenti medici contro la sua volontà” e risulta confermato, a livello internazionale, dalla Convenzione di Oviedo del 1997 ratificata dall’Italia con Legge n. 145 del 2001.

Recentemente, con sentenza n. 10414 del 20/05/2016 sez. III, la Suprema Corte ha affermato che il paziente ha diritto di essere informato su tutte le possibili conseguenze tipiche derivanti dall’intervento terapeutico effettuato dal medico. In caso contrario, lo stesso avrà diritto al risarcimento del danno, nonostante tale intervento fosse necessario per la sua stessa salute.

Alla base di ciò si ritrovano diverse pronuncie precedentemente emesse dalla Cassazione:

Sent. n. 27751del 2013 che ribadisce l’obbligo del sanitario di fornire “in modo completo ed esaustivo” al paziente tutte le informazioni “scientificamente possibili” sulle terapie o gli interventi che intende eseguire, “col solo limite dei rischi imprevedibili”;

– Sent. n. 2854 del 2015 la quale specifica che “l’acquisizione del consenso informato (…) costituisce prestazione altra e diversa rispetto a quella avente ad oggetto l’intervento terapeutico” con separati e autonomi diritti risarcitori “anche in ragione della diversità dei diritti rispettivamente, all’autodeterminazione delle scelte terapeutiche ed all’integrità psicofisica, pregiudicati nelle due differenti ipotesi”.

Sent. n.12205 del 2015 Cass. Civ. che costituisce il fondamento di quanto affermato dalla Corte: “è risarcibile il danno cagionato dalla mancata acquisizione del consenso informato del paziente in ordine all’esecuzione di un intervento chirurgico, ancorchè esso apparisse, “ex ante”, necessitato sul piano terapeutico e sia pure risultato, “ex post”, integralmente risolutivo della patologia lamentata (..).”

Occorre ricordare che può configurarsi non solo una responsabilità civile, ma anche una responsabilità penale del medico, quando all’inottemperanza dell’obbligo informativo si aggiunga un esito infausto dell’intervento terapeutico, causante un grave peggioramento delle condizioni di salute del paziente.

Fonti: Cassazione civile, sez. III, 20/05/2016 n. 10414.

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