Secondo quanto stabilito dall’art. 6 L. 392/1978, “in caso di morte del conduttore, gli succedono nel contratto il coniuge, gli eredi ed i parenti ed affini con lui abitualmente conviventi.”

Tale disposizione, inoltre, è stata dichiarata illegittima costituzionalmente, nella parte in cui non prevede tra i successibili nella titolarità del contratto di locazione, il convivente more uxorio. Ne consegue, quindi, che anche quest’ultimo ha diritto oggi a succedere nell’assegnazione dell’immobile condotto in locazione dal defunto.

Occorre però precisare che la convivenza necessaria per poter usufruire di tale beneficio, deve essere stabile ed abituale, caratterizzata da una comunanza di vita preesistente al decesso. Sono di conseguenza esclusi quei soggetti che si siano trasferiti nell’abitazione locata soltanto per ragioni transitorie o di servizio.

Sul punto si è pronunciata la Cassazione, in seguito al ricorso presentato da una badante, la quale pretendeva di succedere nell’assegnazione dell’immobile condotto in locazione dall’assistito, dopo il decesso di quest’ultimo.

A tale richiesta si opponeva l’Agenzia territoriale di Torino, la quale rilevava la mancanza dei presupposti di legge, nonché della prova di una convivenza more uxorio tra i due soggetti. Il rapporto in questione, di conseguenza, veniva ricondotto ad una ospitalità temporanea, esclusa dal diritto previsto dalla Legge n. 392/1978.

Sebbene la Legge regionale n. 14/2010, richiamando la precedente n. 46/2005, affermasse che la successione nell’assegnazione può avvenire anche con la maturazione di due anni di una comprovata ospitalità temporanea, la domanda proposta dall’attrice venne rigettata.

Non solo, infatti, la stessa non aveva dato alcuna prova di un vincolo affettivo o di una chiara e manifesta relazione sentimentale con il defunto, ma neppure era stato raggiunto il presupposto temporale richiesto per l’ospitalità temporanea.

L’assistito ed assegnatario dell’immobile, infatti, era deceduto prima dello scadere del secondo anno di coabitazione dall’introduzione nella casa della collaboratrice.

Fonti:

L. 392/1978; L.r. 14/2010;

Cass.civ. n. 20634/2016

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