Affinchè una comunicazione trasmessa a mezzo stampa possa definirsi diffamatoria, il soggetto diffamato deve essere necessariamente individuabile in base alla stessa, secondo elementi oggettivamente tali da far convergere l’offesa o il fatto offensivo su una persona determinata.

Così ha stabilito la Cassazione in seguito al ricorso proposto da un avvocato nei confronti di una società editoriale, al fine di ottenere il risarcimento del danno da lui subito a seguito della pubblicazione, su un giornale locale, di un titolo che aveva fatto ritenere agli abitanti del proprio paese che egli fosse stato arrestato per attività mafiosa. La società resistette al ricorso affermando che non era possibile che la mera indicazione di un cognome, in un contesto territoriale nel quale tale lo stesso risultava ampiamente diffuso, fosse idonea a recare pregiudizio al ricorrente. La Corte accolse le eccezioni di quest’ultima decidendo per il rigetto del ricorso così proposto, ritenendo che il mero fatto che alcuni concittadini del ricorrente avessero potuto ipotizzare che fosse proprio lui il soggetto cui si faceva riferimento nel giornale, non attribuiva in alcun modo alla notizia un’efficacia individualizzante e di conseguenza diffamatoria.

Autorità: Cassazione civile sez. III

Data: 10.10.2014

Numero: 21424

 

 

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