Con sentenza n. 19793 del 04/10/2016 la Corte di Cassazione civile ha affermato l’usucapibilità degli immobili soggetti alla normativa di cui al R.D. n. 1165 del 1938

Gli immobili in regime di edilizia agevolata vengono costruiti mediante l’intervento dello Statoil quale mette a disposizione dei contributi a fondo perduto. Viene concesso dunque un mutuo agevolato, con una quota di interessi coperta dallo Stato stesso. Sono poi le stesse imprese di costruzione a rivolgersi agli Enti territoriali o alle Regioni, per poter ottenere i finanziamenti necessari.

Tali immobili non sono inalienabili, ma per la loro vendita serve una preventiva autorizzazione, a condizione che il ricavato venga impiegato secondo il disposto dell’art.8 del T.U. delle disposizioni sull’edilizia popolare ed economica.

Possono altresì essere affittati, devolvendo i relativi canoni al fondo spese generali.

L’art. 231 del predetto T.U. prevede poi che “compiuto il riscatto col pagamento totale del prezzo, il condomino acquista la facoltà di alienare liberamente ed a qualsiasi titolo il proprio alloggio e suoi accessori”.

Stante dunque la commerciabilità degli immobili in regime di edilizia agevolata, nulla impedisce al terzo di usucapire il bene, per effetto del possesso dello stesso per un periodo stabilito dalla legge, in modo continuo ed ininterrotto.

La Corte sottolinea poi che la fattispecie non può essere ricondotta alla normativa di cui all’art. 1145 c.c., la quale si riferisce solamente ai beni inalienabili in modo assoluto.

Fonti: Cassazione civile, sez. II n. 19793 del 04/10/2016.

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