La Corte di Cassazione, con sentenza n. 18748 del 23 settembre 2016, ha riconosciuto il diritto all’indennità da perdita di avviamento commerciale anche in caso di contratti di locazione aventi ad oggetto immobili interni o complementari a centri commerciali.

A tal proposito infatti l’art. 34 della Legge n. 392/78 prevede che “in caso di cessazione del rapporto di locazione” relativo agli immobili urbani adibiti ad attività industriali, commerciali, artigianali e di interesse turistico comprese quelle di cui all’art. 2 legge 326/1968, “che non sia dovuta a risoluzione per inadempimento o disdetta o recesso del conduttore o a fallimento, il conduttore ha diritto, ad una indennità pari a 18 mensilità dell’ultimo canone corrisposto; per le attività alberghiere l’indennità è pari a 21 mensilità“.

Il conduttore ha diritto ad una ulteriore indennità pari all’importo di quelle rispettivamente sopra previste qualora l’immobile venga, da chiunque, adibito all’esercizio della stessa attività o di attività incluse nella medesima tabella merceologica che siano affini a quella già esercitata dal conduttore uscente ed ove il nuovo esercizio venga iniziato entro un anno dalla cessazione del precedente.

Nel caso di specie la società proprietaria locatrice aveva intimato sfratto per finita locazione ad un’impresa esercente l’attività di lavanderia all’interno di un centro commerciale. Dapprima il Tribunale accoglieva la domanda di cessazione respingendo la domanda di pagamento dell’indennità per perdita di avviamento, successivamente la Corte d’appello riconosceva invece il diritto alla corresponsione dell’indennità.

La Corte di Cassazione infine ha riconosciuto il diritto all’avviamento alla conduttrice partendo dall’esame delle ipotesi disciplinate all’art. 35 della stessa legge, il quale elenca una serie di casi in cui l’indennità di avviamento non viene corrisposta.

Tra questi casi non viene annoverato quello delle attività poste all’interno dei centri commerciali, ma c’è di più, infatti secondo la Corte l’art. 35 non è nemmeno applicabile al caso di specie per analogia poichè il locale complementare interno ad un centro commerciale è “idoneo a produrre un avviamento “proprio” quale effetto diretto dell’attività in esso svolta dal conduttore”. La lavanderia ha una propria clientela con la quale si crea un rapporto di fiducia tale da poter  integrare l’avviamento commerciale.

Fonte: Corte di Cassazione sentenza n. 18748 del 23 settembre 2016

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