Un giovane, sceso dalla portiera anteriore di un pullman, fermo sul lato destro della strada con gli indicatori di direzione lampeggianti, viene investito da un’auto (proveniente dallo stesso senso di marcia) mentre attraversa la strada e muore. Il tribunale e la Corte d’Appello assolvono il conducente della vettura data l’assenza di profili di responsabilità colposa: il limite di velocità è stato rispettato e l’automobilista non poteva affatto prevedere che il passeggero del pullman avrebbe attraversato la strada passando davanti al mezzo stesso.
Per il giudice di primo grado, il conducente ha fatto uso del principio dell’affidamento, atteso che il Codice della Strada stabilisce che il pedone che attraversi la strada deve dare la precedenza agli automobilisti e vieta di effettuare l’attraversamento stradale passando davanti agli autobus fermi.
La Corte di Cassazione, però, giunge ad una decisione nettamente diversa. Il principio di affidamento, nell’ambito della circolazione stradale, assicura la regolarità della circolazione, evitando l’effetto paralizzante di dover agire prospettandosi tutte le altrui possibili trascuratezze. Pacificamente, non si deve fare affidamento sulla diligenza altrui quando l’agente è gravato da un obbligo di controllo o sorveglianza nei confronti di terzi oppure quando sia possibile prevedere che altri non si atterrà alle regole cautelari che disciplinano la sua attività.
Su quali basi, a questo punto, si deve compiere questo giudizio di prevedibilità? Prevedibilità ed evitabilità vanno valutate in concreto, sia in ambito di colpa generica (poiché in tale ambito la prevedibilità dell’evento ha un rilievo decisivo nell’individuazione stessa della norma cautelare violata), che in ambito di colpa specifica, in quanto la prevedibilità vale non solo a definire astrattamente la conformazione del rischio cautelato dalla norma, ma rileva anche in relazione al profilo soggettivo, imponendo così un’indagine rapportata alle diverse classi di agenti modello e a tutte le specifiche contingenze del caso concreto. Partendo da questa premessa, non può perciò ritenersi soddisfacente il giudizio che ha sancito l’imprevedibilità di un incidente stradale solo perché è stato osservato il limite di velocità e che nessuna altra condotta di guida poteva essere esatta dal conducente a fronte del comportamento imprudente del pedone sbucato all’improvviso.
Il conducente, avendo avvistato con molto anticipo (dato il suo notevole ingombro) il pullman fermo sulla destra della carreggiata, avrebbe dovuto moderare la velocità (art.141 C.d.S.), prevedendo così, la possibilità che qualche passeggero scendesse dal pullman e attraversasse la strada, adottando di conseguenza tutte le cautele per giungere all’altezza del pullman in condizioni di massima sicurezza, anche riducendo la velocità al minimo.

Autorità: Cassazione penale sez. IV

Data: 09/01/2015

Numero: 12260

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