La Legge 104 del 1992 ha previsto la possibilità per i disabili in situazione di gravità, per i genitori di figli disabili gravi, nonché per coniuge, parenti o affini entro il secondo grado di familiari disabili in situazione di gravità, di usufruire di permessi retribuiti per poter assistere il soggetto affetto da patologie invalidanti.

I requisiti per ottenere tale beneficio, sono:

– Essere lavoratori dipendenti e assicurati per le prestazioni economiche di maternità presso l’Inps;

– la persona per la quale si chiedono i permessi deve essere in situazione di disabilità grave, a seguito di riconoscimento effettuato da apposita Commissione Medica Integrata ASL/INPS;

mancanza di ricovero a tempo pieno della persona in situazione di disabilità grave.

Tali permessi consistono nella concessione, da parte del datore di lavoro, di riposi giornalieri di una o due ore a seconda dell’orario di lavoro. In alternativa, si potranno richiedere tre giorni di permesso mensile, anche frazionabili in ore. I permessi così fruiti saranno indennizzati sulla base della retribuzione effettivamente corrisposta.

Sono però esclusi dal beneficio i lavoratori a domicilio, gli addetti ai lavori domestici o familiari, i lavoratori agricoli a tempo determinato, i lavoratori autonomi e quelli parasubordinati.

Per quanto riguarda le modalità di utilizzo di tali permessi, la Cassazione ha precisato che gli stessi non vengono negati in caso di presenza in famiglia di altra persona che possa provvedere all’assistenza del parente, quale ad esempio una badante. Lo scopo perseguito dalla norma, quindi, non verrebbe frustrato dalla presenza di tale terzo soggetto. È presumibile, infatti, che i permessi richiesti dal lavoratore servano a coprire i ragionevoli giorni di libertà del soggetto terzo incaricato alle cure del disabile.

Certo è che tali permessi non possono essere utilizzati dal lavoratore come giorni di ferie o di semplice riposo dal lavoro. In tali casi, infatti, potrebbe ritenersi integrato il reato di truffa ex art. 640 c.p. Ciò non significa, però, che il lavoratore abbia l’obbligo inderogabile di assistere 24 ore su 24 il soggetto disabile, bensì potrà godere di un minimo di vita sociale oltre alle ore di lavoro e di assistenza.

In tal senso, infatti, si è pronunciata la Cassazione con una recente sentenza, affermando che i permessi in questione sono concessi solo a chi “assiste con continuità ed in via esclusiva le persone disabili”, con la sola possibilità di ritagliarsi qualche spazio per sé stessi durante la giornata.

Fonti:

Legge n. 104/1992;

Cass. civ. 54721/2016;Cass.civ. 27232/2014.

 

 

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