L’art. 624 del Codice penale disciplina il reato di furto prevedendo la pena della reclusione da sei mesi a tre anni e la multa da euro 154 a euro 516.

La condotta consiste nell’impossessamento di una cosa mobile altrui, mediante sottrazione a chi la detiene, allo scopo di trarne profitto per se stessi o per altri.

Non sempre però il furto risulta punibile. La Corte di Cassazione penale sez. V, con sentenza n. 18248 del 07/01/2016, ha infatti escluso la punibilità del reato commesso da un soggetto privo di dimora e di occupazione, seppur recidivo, avvenuto in un supermercato. “Il furto ha avuto per oggetto due porzioni di formaggio ed una confezione di wurstel del valore complessivo di quattro euro; l’imputato ha pagato alle casse soltanto una confezione di grissini ed ha nascosto gli altri generi alimentari sotto la giacca”.

La punibilità è stata esclusa sulla base dell’art. 54 c.p. il quale giustifica il fatto se compiuto per necessità di salvare sè o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla personaLa condizione dell’imputato e le circostanze in cui è avvenuto l’impossessamento della merce dimostrano che egli si impossessò di quel poco cibo per far fronte ad una immediata ed imprescindibile esigenza di alimentarsi, agendo quindi in stato di necessità”.

Dello stesso avviso sono state le Sezioni Unite nel 2008: chi ruba per necessità non può essere condannato.

Ciò che conta dunque è l’attualità del pericolo di un danno grave alla persona, non volontariamente causato, nè evitabile in altri modi, che porti ad una immediata ed imprescindibile esigenza di agire, in questo caso di alimentarsi. Inoltre in tutti i casi il fatto deve essere proporzionato al pericolo.

In sede civile, ovviamente, chi ha subito il furto può chiedere la restituzione della cosa rubata o il risarcimento del danno, ove il valore della merce sia consistente.

Fonte: Cassazione penale, sez. V, n. 18248 del 07/01/2016

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