L’art. 4 dello Statuto dei lavoratori, così come modificato dal D.lgs n. 151/2017, afferma cheGli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali”.

In mancanza di tale accordo, l’installazione dei predetti strumenti di controllo può essere effettuata solo previa autorizzazione della sede territoriale o centrale dell’Ispettorato nazionale del lavoro, altrimenti la stessa verrà considerata a tutti gli effetti illegittima.

L’orientamento giurisprudenziale recente, però, riteneva insussistente la violazione della privacy nel caso in cui, sebbene non vi fosse l’accordo sindacale o la preventiva autorizzazione, i lavoratori avessero prestato validamente ed espressamente, secondo la normativa, il proprio consenso all’utilizzo di siffatti strumenti di controllo sul luogo di lavoro.

La Cassazione, con una recentissima sentenza, si è posta in netto contrasto con siffatto, consolidato orientamento, affermando che il mero consenso dei lavoratori non scrimina in alcun modo la condotta del datore di lavoro che installi impianti di controllo in violazione delle prescrizioni di legge.

L’assenso delle rappresentanze sindacali è uno dei momenti essenziali della procedura sottesa all’installazione degli impianti, con la conseguente inderogabilità e tassatività di tale autorizzazione.

La ragione di tale nuova interpretazione normativa risiede nella visione del lavoratore come soggetto debole del rapporto di lavoro, sia nella fase genetica che in quella funzionale. La diseguaglianza di fatto e l’indiscutibile maggior forza economica del datore di lavoro potrebbe portare, infatti, ad un consenso viziato del lavoratore, dettato dal timore di una possibile mancata assunzione o di una ripercussione sulla propria carriera.

Il caso in questione riguarda l’installazione, da parte dell’amministratore unico di una società, di un impianto video di ripresa composto da due telecamere, collegate a dispositivo Wi-fi, poste davanti alla cassa del negozio ed all’interno del magazzino, senza previo accordo con le rappresentanze sindacali o autorizzazione della direzione territoriale del lavoro. Il datore di lavoro si difendeva sostenendo l’effetto scriminante del consenso prestato dai lavoratori all’installazione dei predetti impianti di videoripresa.

La Cassazione, però, rigettava il ricorso così proposto affermando definitivamente l’inderogabilità della procedura autorizzativa sindacale, sostituibile solo dall’autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro.

Fonte:

Cass.pen., 31.01.2017, n. 22148;

Art. 4, L. 300/1970

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