L’art. 130 del Codice in materia di protezione dei dati personali stabilisce che “l’uso di sistemi automatizzati di chiamata o di comunicazione di chiamata senza l’intervento di un operatore per l’invio di materiale pubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato o di comunicazione commerciale è consentito con il consenso del contraente o utente.”

Tale disposizione si applica anche “alle comunicazioni elettroniche, effettuate per le finalità ivi indicate, mediante posta elettronica, telefax, messaggi del tipo Mms (Multimedia Messaging Service) o Sms (Short Message Service) o di altro tipo.”

Nel caso in cui il titolare del trattamento utilizzi “a fini di vendita diretta di propri prodotti o servizi, le coordinate di posta elettronica fornite dall’interessato nel contesto della vendita di un prodotto o di un servizio, può non richiedere il consenso dell’interessato, sempre che si tratti di servizi analoghi a quelli oggetto della vendita e l’interessato, adeguatamente informato, non rifiuti tale uso, inizialmente o in occasione di successive comunicazioni. L’interessato, al momento della raccolta e in occasione dell’invio di ogni comunicazione effettuata per le finalità di cui al presente comma, è informato della possibilità di opporsi in ogni momento al trattamento, in maniera agevole e gratuitamente.”

La privacy degli utenti non può quindi essere violata dalle aziende mediante “telemarketing” illecito, senza il preventivo consenso degli stessi.

La norma in questione si considera altresì violata nel caso in cui un operatore telefonico utilizzi i dati degli ex clienti per ricontattarli e chiedere loro il consenso all’invio di nuove offerte mirate a riconquistarli.

In tal senso si è espresso il Tribunale di Milano con una recente sentenza, in seguito all’opposizione da parte di Tim ad una sanzione irrogatale dal Garante della Privacy, proprio per l’illiceità della prassi pubblicitaria posta in essere. A nulla sono servite le eccezioni sollevate dall’azienda telefonica, la quale riteneva che chiamare i vecchi contatti per chiedere il semplice consenso a future telefonate commerciali non potesse considerarsi pubblicità in senso stretto.

Il Giudice, così come il Garante, ritenne configurabile la violazione dell’art. 130, in quanto tali tipologie di telefonate sono assimilabili al telemarketing.

L’unica eccezione al necessario e preventivo consenso da parte degli utenti è l’utilizzo dell’elenco telefonico pubblico, i cui utenti, per evitare di essere contattati a tali scopi, sono costretti ad iscriversi al registro delle opposizioni (www.registrodelleopposizioni.it).

Nonostante il cd. “stalking telefonico” sia un problema largamente diffuso al giorno d’oggi, il nuovo Ddl “Concorrenza” sembra non tener conto delle esigenze dei consumatori. L’art. 44 approvato dal Senato, che andrebbe a modificare l’art. 130 del Codice in materia di protezione dei dati personali, autorizzerebbe telefonate pubblicitarie a tutti gli utenti, a prescindere dal consenso. Fortunatamente tale disposizione non è ancora entrata in vigore e sotto la spinta del Garante della Privacy si auspica, al contrario, un rafforzamento delle tutele contro gli abusi.

Fonte: Tribunale di Milano, 05.05.2017, n. 5022

 

 

 

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